22 Giugno 2009

… ma gli italiani non avevano detto di no al nucleare?

Sempre più spesso vengono diramati comunicati ufficiali che annunciano la volontà dell’attuale Governo di far rientrare al più presto l’Italia tra i paesi produttori di energia nucleare (www.corriere.it).

E così, all’annuncio di qualche mese fa, di un accordo stretto con la Francia per produrre e stoccare energia nucleare (www.ansa.it), sono seguiti - a margine del G8 Energia tenutosi a Roma - altri due importanti comunicati:

- il 23 maggio scorso, quello relativo all’incontro bilaterale svoltosi tra Italia e Usa (tra il segretario all’Energia dell’amministrazione Obama, Steven Chu e il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola), per la firma di un accordo col quale sarebbe stato stabilito l’avvio di una cooperazione volta a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, favorendo nel contempo il rientro dell’Italia nel nucleare: “Ne abbiamo parlato – ha affermato Scajola – e costituiremo entro settembre un gruppo di lavoro per portare avanti una collaborazione sul piano tecnologico e industriale per il rientro in Italia del nucleare”;

- il 24 maggio, l’annuncio relativo all’analogo incontro tenuto da Scajola col ministro dell’Economia nipponico, Toshihiro Nikai, durante il quale Italia e Giappone si sarebbero impegnate a cooperare nella preparazione delle risorse umane, nello scambio di informazioni e nella promozione dell’energia nucleare.

Al di là delle posizioni favorevoli o meno alla ripresa della produzione di tale fonte energetica - a fronte delle istanze sollevate da molti su un maggior sviluppo delle fonti rinnovabili, ritenute più sicure e pulite - da tante parti ci si è chiesto se sia possibile che venga presa una tale scelta, laddove nel 1987 gli italiani - si dice - si erano espressi con un fermo rifiuto al programma nucleare.

La questione è in effetti un po’ più complessa e va chiarita, ritornando al testo dei quesiti che furono oggetto del referendum abrogativo del 1987 (8-9 novembre).

In poche parole, i tre quesiti sul nucleare chiedevano ai cittadini se volessero abrogare:

1) il comma 13 dell’articolo unico della Legge 10 gennaio 1983, n. 8, norma che consentiva al Cipe di decidere sulla localizzazione delle centrali, qualora non lo avessero fatto le Regioni entro tempi stabiliti

2) i commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 dell’articolo unico della Legge 10 gennaio 1983, n. 8, relativi alla c.d. “monetizzazione del rischio“, e cioè all’erogazione da parte dell’Enel di un compenso a favore a Comuni e Regioni che ospitavano centrali nucleari o a carbone, in proporzione all’energia prodotta sul loro territorio;

3) la norma contenuta nella L. 856/1973 (modificativa della legge istitutiva dell’ENEL) che consentiva all’ENEL di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero «con società o enti stranieri» o anche di «assumere partecipazioni che abbiano come oggetto la realizzazione e l’esercizio di impianti elettronucleari» all’estero.

Quindi, da un punto di vista rigorosamente formale, il referendum non chiedeva la rinuncia al nucleare, ma solo di eliminare alcune disposizioni di legge volte a facilitare gli insediamenti energetici, non potendo - di fatto - chiedere l’espressione di un “No al nucleare” puro e semplice.

La risposta affermativa della maggioranza dei votanti - unitamente alle preoccupazioni destate dall’incidente di Chernobyl, fu interpretata come volontà collettiva di ripudio del nucleare e ciò spinse, successivamente, il Governo ad una moratoria di 5 anni nell’utilizzo del nucleare da fissione quale fonte energetica, e poi, ad un abbandono, fino ad oggi, del programma nucleare.

In verità, lungi dall’essere un vuoto proclama, il rientro nel nucleare potrà essere concretamente realizzato alla luce del DDL n. 1441-ter-B, “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia“, che continuando il suo cammino legislativo, è stato ora (20 maggio 2009) ritrasmesso alla Camera dal Presidente del Senato. Il progetto di legge prevede, tra l’altro, una serie di misure in tema di energia e tra queste, espressamente, la delega al Governo per il “rientro” del nucleare in Italia (www.senato.it).

Più in generale, quello che si potrebbe oggi rilevare sul tema, è che, forse, decisioni di tale portata richiederebbero una condivisione ed un coinvolgimento della cittadinanza maggiore, in via preventiva, conformemente ai principi generali rintracciabili a livello comunitario nella Decisione 2005/370/CE del Consiglio, del 17 febbraio 2005, e nella Convenzione di Århus (ratificata dall’Italia con la Legge n. 108 del 16 marzo 2001), con riferimento alla partecipazione del pubblico alle attività decisionali aventi effetti sull’ambiente.

Qual’è, dunque, la vostra opinione in merito?

Ritenete che sia corretto - dal punto di vista giuridico - l’approccio col quale si sta affrontando a livello governativo la questione o ci sono norme e principi che non sono stati debitamente tenuti in considerazione?

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49 Commenti a “… ma gli italiani non avevano detto di no al nucleare?”

  1. Marzio Marigo scrive:

    Mi chiedo, ma a quando risale l’ultimo Piano Energetico Nazionale?

    Quale si prevede sarà il fabbisogno energetico del nostro paese nei prossimi 15-20 anni?

    L’eventuale strategia di lungo periodo non dovrebbe essere progettata sulla base di quello che c’è, pensando a quello che ci sarà in questa nostra povera Italia?

    Poi possiamo pure discutere di fonti energetiche (nucleare compreso), ma senza una prospettiva di lungo periodo non vedo un grande futuro.

    Un saluto

    Marzio

  2. Claudio Bovino scrive:

    Marzio, condivido pienamente la tua impostazione e ti ringrazio per l’intervento.
    L’ultimo Piano energetico risale alla ormai lontana legge 9 gennaio 1991, n. 10, che abrogò quasi integralmente la L. 29 maggio 1982, n. 308. Una successiva legge da segnalare è poi la L. 23 agosto 2004, n. 239 (c.d. “legge Marzano”), alla quale si deve un forte impulso alla liberalizzazione del mercato elettrico italiano.
    Appare oggi assolutamente opportuno ripensare alla questione in una ottica strategica e di lungo periodo. Il sistema produttivo deve essere ri-orientato in modo da spezzare la dipendenza dei combustibili fossili. Gli impegni internazionali assunti dal nostro paese (in primis, Protocollo di Kyoto) le emergenze ambientali ci impongono l’esigenza di ridurre in modo drastico le emissioni di CO2 e lavorare anche sull’adattamento ai cambiamenti climatici in atto per rendere meno fragili i sistemi naturali.
    Sul tema il WWF ha elaborato un interessante dossier contenente delle Linee guida per un Piano Energetico nazionale - scaricabile dal sito dell’associazione: http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/dossier%20clima/Linee%20Guida%20WWF%2010%20marzo.pdf - indirizzate ai politici ed alle istituzioni.
    Nell’ambito di questo processo decisionale che ambirebbe a divenire epocale, quanta parte può avere la collettività? è possibile delegare tutto ai governanti o tali decisioni possono/devono essere maggiormente “partecipate”?

  3. sergio zabot scrive:

    E’ innegabile che l’uscita dell’Italia dal nucleare sia stata determinata dall’emotività indotta della catastrofe di Cernobyl. I quesiti referendari chiave, erano diretti ad abolire le norme sulla localizzazione delle centrali nucleari e i contributi a Comuni e Regioni sedi di centrali nucleari, cosa che avrebbe reso impossibile trovare un Comune disposto a ospitare sul suo territorio un impianto nucleare o anche un deposito di scorie radioattive.

    E’ il caso di ricordare anche, come a quell’epoca la DC e il PCI fossero decisamente contrari ai quesiti proposti dal Partito Radicale, dal Partito Liberale e dal Partito Socialista. La prima strategia adottata contro i referendum fu quella dello scioglimento anticipato delle camere per lo stallo che si era prodotto nei rapporti tra Dc e Psi: protagonista fu Ciriaco De Mita, che decise le elezioni anticipate per rompere la convergenza di quei mesi tra i partiti laici e in particolare tra Craxi e Pannella.

    Dopo le elezioni anticipate, di fronte all’appuntamento referendario, Dc e Pci, inizialmente ostili ai quesiti, si schieravano a favore del «sì». Questo repentino cambio di rotta dei due maggiori partiti derivava dalle implicazioni politiche che poteva provocare una eventuale sconfitta dello schieramento del «no» imperniato sull’asse Dc e Pci, in contrapposizione ad uno schieramento laico-progressista formato da Radicali e Socialisti.

    La rilettura di quel periodo dimostra che il risultato del referendum del 1987, oltre ad essere stato frutto dell’emotività fu soprattutto figlio dell’ideologia. E’ corretto quindi affermare che quella scelta fu emotiva e ideologica.

    Quello che è meno evidente è come anche l’attuale rientro dell’Italia nel nucleare sia dovuto a un’altrettanta ondata emotiva ancorché ideologica, sapientemente pilotata da un Governo che altera i fatti e stimola le paure più ancestrali dei cittadini.

    Di fatto, rispetto il 1987, la situazione si è ribaltata: gli emotivi di allora, ancorché mossi da una forte preoccupazione per le possibili conseguenze sanitarie e ambientali del fallout radioattivo, contestano il ritorno al nucleare su basi razionali e i sostenitori del nucleare implorano ora tale ritorno su basi emotive e ideologiche, quali la paura dell’aumento del costo del petrolio, l’inaffidabilità dei paesi produttori di gas naturale, la fatalità di uno sviluppo che ci porterà ad un consumo sempre maggiore di energia, l’inevitabilità che per salvaguardare il nostro pianeta e ridurre le emissioni di gas serra, si debba scegliere il male minore.

  4. Annalisa Aironi scrive:

    Anche se può sembrare paradossale, il dibattito sul nucleare ha ripreso vigore anche cavalcando questioni “ambientali”. L’elettricità da nucleare infatti è carbon neutral, ovvero a differenza di quella prodotta da fonti fossili, non comporta emissioni in atmosfera di CO2 responsabile dei gas serra. Per citarne uno, James Lovelock, padre fondatore della teoria di Gaia, è convinto nuclearista e sostiene che “solo l’atomo ci può salvare”. Le energie rinnovabili però fanno lo stesso ma sono più a portata di mano, e di tutti, e con rischi e tempistiche di sviluppo neanche lontanamente paragonabili.

  5. MC scrive:

    ……..Le energie rinnovabili però fanno …. è vero, in effetti qualcuno ha calcolato che una parte (minima) di superficie di deserto africano coperta da pannelli fotovoltaici potrebbe produrre l’energia elettrica sufficiente per tutto il mondo.
    Caspita!!! E che stiamo aspettando????

  6. Alessandro Bordin scrive:

    Le energie rinnovabili da sole non risolvono il problema fabbisogno energetico globale. Esse rappresentano una buona soluzione solamente a livello locale. Un buon mix di tecnologie rinnovabili (biomasse, fotovoltaico, eolico, ecc.) è attualmente la soluzione migliore che si prospetta per rispondere alla crescente domanda energetica, riducendo il fabbisogno di energia fossile.
    Per il nucleare, il problema maggiore è connesso alle scorie per le quali non esistono ancora soluzioni sostenibili economicamente ed ambientalmente. Non dobbiamo però dimenticare che un impianto nucleare entrerà in funzione dalla progettazione dopo 15-20 anni. Ed intanto il fabbisogno energetico cresce.

  7. Dragan Bosnjak scrive:

    Sono d’accordo con la reintroduzione del nucleare ma non è questo lo scopo del mio commento. Vorrei dire solo due parole riguardo alla politica del nostro Governo: vengono fatti i referendum ai cittadini, si ottiene una opinione in maniera democratica, e poi il Governo trova dei modi per invertire i risultati e fare comunque quello che gli pare… E poi ci si lamenta che i cittadini non vanno più a dare un’opinione (la dimostrazione è il 25% di presenza all’ultimo referendum…). Vi sembra serio un Governo come questo?

  8. MC scrive:

    Vorrei fare rilevare che il referendun è stato indetto venti e più anni fa, con condizioni al contorno che forse (per me sicuramente) hanno condizionato l’esito del referendum. Ovviamente mi riferisco al costo del petrolio e a qualche piccolo incidente in centrali nucleari. Probabilmente anche oggi sarebbe negativa la risposta del cittadino (come peraltro sarebbe negativa la risposta alla domanda vi piacciono gli inceneritori?? che ne dite di una nuova tangenziale a 4 corsie attorno a Roma e Milano?? ecc.). Forse non avrebbe esito scontato un referendum che chiedesse a tutti niente nucleare ma allora dovrete diminuire i consumi, riscaldare di meno, viaggare di meno, continuare a pagare la corrente elettrica il 50% in più ecc. ecc.
    Qualunque cittadino che conosca un modo economicamente sostenibile per raggiungere il famoso -20% ovviamente può dire la sua …….avanti (attenzione: ECONOMICAMENTE SOSTENIBILE)

  9. Simone Medici scrive:

    Sicuramente tali decisioni devono essere maggiormente “partecipate” però poi se ci soffermiamo sulla preparazione del singolo italiano in merito a tali argomentazioni,statistiche alla mano, ci rendiamo conto che parliamo di un buon 30% che non sa nemmeno di che cosa stiamo parlando,50% confuso tra letture veloci del corriere online e discussioni alla macchinetta del caffè e solamente il 20% preparato in materia. Da questo seguirà che il cittadino salirà sull’onda politica a cui fa fede e quindi il lavoro svolto nel cammino da A a B è uguale al lavoro svolto nel cammino da B ad A ed è pertanto nullo.

  10. Giancarlo scrive:

    La disamina della questione da parte dell’autore del blog, mirabile per la capacità di sintetizzare e semplificare questioni dal contenuto fortemente spinoso ed ostico, invita noi lettori a non poche riflessioni sulla materia. Secondo il mio modesto avviso, occorre innanzitutto non giudicare l’operato dei governi succeduti negli ultimi vent’anni ed oltre, piuttosto giudicare gli Italiani di fronte alla questione nucleare. Condivido pienamente quanto sostiene Simone circa l’ignoranza palese della collettività (dati confermati tra l’altro dalle statistiche rese da autorevoli istituti) e la contestuale necessità di non rendere nullo quanto di positivo possa aver eventualmente fatto un governo antecedente. La questione potrebbe risolversi secondo me solo in una maniera: la creazione di un organo ad hoc a livello europeo, composto da tecnici ed esperti del settore, in grado di trovare all’interno un’unanimità di intenti al fine di poter coniugare bene ambiente e progresso. La funzione degli stati membri, a questo punto, si limiterebbe ad una semplice applicazione di quanto statuito a livello europeo. Diversamente finiremmo per scrivere pagine a pagine di blog, commenti, etc. senza risolvere alcunché. Nel nostro paese, infatti, oggi la parola ambiente è sinonimo di contestazione, opposizione, manifestazione, sinistra e niente più. I provvedimenti legislativi, siano essi ordinari, governativi o popolari, trovano e troveranno sempre la contestazione e l’opposizione di chi sventola un’altra bandiera, perché nella nostra cultura non esiste il senso critico, quella capacità di apprezzare ciò che fa un rappresentante dell’altra sponda o criticare ciò che viene fatto in casa propria. Disancoriamo la tutela del nostro patrimonio ambientale dalle bandiere politiche e vedrete che proselitismo! Concludo, quindi, questo mio commento, invitando tutti coloro (e non sono pochi) che hanno a cuore la questione a sensibilizzare il più possibile la collettività per rispettare il territorio, nella speranza poi che tali interessi possano trovare ascolto in Europa, tanto da indurre chi è in alto ad adoperarsi per la tutela dell’ambiente. Sono fermamente convinto che la questione nucleare possa essere risolta con la razionalizzazione delle risorse energetiche, che oggi inopitamente ed impudentemente vengono sprecate.

  11. Floriana scrive:

    Raccolgo l’invito di Giancarlo e suggerisco a tutti di iniziare a divulgare le prime elementari informazioni sul nucleare tramite la lettura dal seguente link: http://www.ecoage.it/energia-nucleare-vantaggi-e-svantaggi.htm

  12. Davide Di Felice scrive:

    Non riesco ad affrontare un tema delicato come questo senza avere un approccio “emotivamente giuridico”.
    Peraltro l’approccio potrebbe anche essere “solo” emotivo, dato che mi hanno detto che sono “figlio” di Chernobyl.
    Qualche anno fa ebbi un tumore alla tiroide (maligno).
    Per il mio endocrinologo la malattia era riferibile a questo evento, considerato il tempo di incubazione e l’assenza di fattori ereditari nella mia famiglia.
    Analoghe considerazioni potrebbero farsi per quanti, dopo tutti questi anni continuano a morire a Chernobyl e dintorni.
    Può sembrare una divagazione ma non lo è, temo.
    Cosa dobbiamo considerare prevalente?
    Il diritto alla salute previsto dalla Costituzione (e il connesso diritto alla prevenzione dei danni che fattori ambientali, tecnologici e simili potrebbero arrecarvi) oppure il diritto ad avere “un posto al sole” nel nucleare?
    Per scegliere credo che si debbano avere a disposizione dei dati:
    1. quanto tempo è necessario per costruire una centrale nucleare di ultima generazione;
    2. quanto costa costruire una centrale nucleare di ultima generazione;
    3. quanti anni sono necessari per ammortizzare i costi di costruzione di una centrale di ultima generazione;
    4. quanti sono stati, da Chernobyl ad oggi gli incidenti nucleari nel mondo;
    5. Quanti sono stati, da Chernobyl ad oggi i decessi, le malattie, le malformazioni fetali, ecc. direttamente imputabili a incidenti nucleari/fughe radioattive;
    6. Quali i costi sanitari nel mondo derivanti dall’assistenza e cura a coloro che sono stati colpiti direttamente da questi incidenti.
    Di fronte ai numeri non c’è emotività che tenga.
    Anche se, bisognerebbe poi stabilire in base a quali parametri considerare i dati “alti” o “bassi” in termini di costi/benefici per la società.
    Grazie.
    Davide

  13. Umberto scrive:

    Ciao Claudio, in bocca al lupo…
    Con riferimento all’argomento del Tuo post, ti segnalo un articolo di oggi del Corsera: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/09_giugno_23/energia_eolica_stati_uniti_pianeta_studio_1f789122-5fe3-11de-bd53-00144f02aabc.shtml
    che offre un’ottima alternativa al nucleare… forse suonerà come fantascienza o come la solita bufala… come si dice… ai posteri l’ardua sentenza: se ci saranno i posteri col nucleare, heheheheheh
    ciao

  14. Claudio Bovino scrive:

    Dai commenti sino ad ora “postati”, mi sembra che il tema proposto sia effettivamente molto “caldo”.
    Continuiamo allora nel nostro dialogo a più voci.

    Tra le tante considerazioni fatte, mi ha colpito in modo particolare quella di Davide Di Felice, che con la sua testimonianza personale, vera ed accorata, ci fa capire quanto siano concreti i rischi connessi alla gestione degli impianti nucleari ed alla eventualità - si spera sempre più remota - di accadimenti incidentali.

    Davide propone altresì una serie di interessanti quesiti per raccogliere dati utili sui costi di costruzione, sanitari, sugli incidenti e sul numero di persone colpite direttamente o meno dagli effetti degli incidenti verificatisi in concreto.

    Al più presto proverò a dare una risposta, ricorrendo a dati forniti dalle fonti istituzionali, ma vi invito a darmi una mano a ricercare tali informazioni, indicando nei vostri commenti la fonte e l’eventuale relativo link.

    Per ora grazie a tutti per la partecipazione a questo mio primo post su “Postilla” e rimango in attesa dei vs ulteriori feedback.
    A Davide - mi permetto anche senza conoscerti personalmente - un grosso grazie ed un caro abbraccio.

  15. Davide Di Felice scrive:

    Ricambio, davvero di cuore.
    Grazie.

  16. Diego Del Pozzo scrive:

    Caro Claudio,
    innanzitutto ti rinnovo un forte “in bocca al lupo” per il tuo blog e ti invito ad andare sui miei due blog, dove ho inserito i link del tuo, in modo da dargli ulteriore diffusione anche verso un pubblico un po’ diverso da quello che già lo frequenta.
    Riguardo al problema da te sollevato, permettimi di dire solo una cosa: il vero problema del nucleare in Italia è legato anche al fatto che siamo… italiani. Mi spiego: chi costruirebbe eventuali nuove centrali nucleari? Chi le metterebbe in sicurezza? Chi le controllerebbe? Che criteri ci sarebbero per gli appalti? Si riuscirebbe a tener fuori la criminalità organizzata da questi appalti? Purtroppo, io non mi fido molto di un Paese che costruisce case in sabbia marina in città come L’Aquila dove il rischio sismico è tra i più elevati d’Europa…

  17. Davide Di Felice scrive:

    … condivido pienamente.
    Dopo l’uranio impoverito il “genio italico” si è inventato il calcestruzzo depotenziato.
    Mi pare che faccia danni altrettanto gravi …
    Grazie.
    Davide

  18. Tony scrive:

    Vvoglio vedere l’essere umano senza petrolio a zappare la terra o a tirare il carretto a mano , senza internet e computers . Siamo schiavi di chi doveva e deve ancora ingrassarsi, abbiamo perso anni con la speranza che il petrolio non finisca mai .

  19. Claudio Bovino scrive:

    Provo a dare un ulteriore contributo alla discussione.
    Un primo link con informazioni di agevole lettura e con un po’ di dati - che si sperano attendibili - da cui poter partire per documentarsi sull’incidente di Chernobyl è quello dell’enciclopedia libera di wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_%C4%8Cernobyl%27
    Poi, più in particolare, ecco due riferimenti per approfondire gli aspetti relativi alle cause ed agli effetti sull’incidente di Chernobyl:
    - George Axtone (a cura di) Il rischio nucleare, analisi del rapporto sovietico sull’incidente di Chernobyl, Edizioni Unicopli(ISBN: 88-400-007), 2008;
    - link da cui scaricare l’ultimo rapporto ufficiale del “Chernobyl Forum”, al quale hanno partecipato anche la IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l’UNSCEAR (Comitato Scientifico delle Nazioni Unite sull’Effetto delle Radiazioni Ionizzanti): http://www.iaea.org/Publications/Booklets/Chernobyl/chernobyl.pdf

  20. Sindacalista scrive:

    Che dire del pellet radioattivo con tracce di Cesio 137 è tutto un magna magna hanno trovato il sistema di come smaltire i residui tossici provenienti dai paesi dell\’est

  21. Bitre scrive:

    Avranno tagliato i boschi in Bosnia e li hanno ridotti in Pellet, piccoli piccoli cosi fanno meno male .

  22. Corrado Tumaini, area Ambiente scrive:

    Claudio,per favore, puoi portare la discussione sul tema in un campo “professionale”?

  23. Claudio Bovino scrive:

    Cogliendo al volo il cortese invito di Corrado, provo a riportare la discussione su profili più strettamente giuridici.
    Nel contempo, ringrazio tutti coloro che hanno sino ad ora espresso il loro punto di vista, pregandoli di continuare incentrando, però, il cuore dei loro interventi sugli aspetti giuridici-professionali oggetto del singolo post.

    Sulla base di quanto fino ad ora argomentato, dunque, possiamo dire che:
    - il referendum del 1987 non può essere inteso come un “NO al nucleare” tout court ma meramente come la volontà di abrogare delle norme specifiche relative al programma nucleare dell’epoca (naturalmente secondo la mia personale interpretazione e sempre a meno di opinioni differenti che, sul punto, invito dialetticamente ad esprimere);

    - appare opportuno completare una raccolta di dati e statistiche relative agli eventi incidentali originati da impianti di produzione di energia nucleare;

    - d’altro canto, secondo me, anche in base a questa impostazione, penso che non si possa, comunque, arrivare all’estremo di ignorare il referendum del 1987, minimizzandone il significato e non attribuendogli alcun valore.

    Pertanto, mi e vi domando:

    - ci sono degli “obblighi” giuridici a cui un governo (di qualunque colore esso sia) si deve attenere laddove decida di intervenire su una materia che è stata oggetto di referendum (anche se nei limiti sopra indicati), prendendo decisioni ed iniziative in direzione differente da quella “venuta fuori” dall’esito referendario?

    - e ancora, se la materia “oggetto del contendere” è l’ambiente, il Governo sarebbe “obbligato”, in virtù di principi sanciti a livello internazionale (Convenzione di Arhus sulla partecipazione del pubblico alle attività decisionali aventi effetti sull’ambiente) a coinvolgere la popolazione sulla decisione di rientrare nel nucleare, tenuto pure conto che tale argomento è stato oggetto di un animato dibattito e - in parte, come detto - di un referendum abrogativo? [mi riferisco qui anche e non solo alla procedura di VIA, alle esperienze di "urbanistica partecipata", etc]

    - ed infine, mi domando e “rimbalzo” la domanda ai colleghi costituzionalisti, in ogni caso, quanto vale (nel tempo) un referendum? cioè, se la volontà espressa dagli italiani 22 anni fa tramite referendum era effettivamente quella di chiudere le porte al nucleare, tale volontà ha una “data di scadenza”?

    A presto! Attendo con ansia le vostre considerazioni su tali punti.

  24. Corrado Tumaini, area Ambiente scrive:

    Ciao Claudio!
    Come sai sono tecnico ambientale e quindi “uomo di spada” e non “di libro”, quindi non intendo addentrarmi negli aspetti giuridici (e anche dottrinali) del quesito che hai appena posto. LA “cosa” però mi interessa molto. Per cui ti rilancio questo: nella stessa tornata referendaria o in una della stessa epoca, con referendum erano stati abrogati anche il Corpo Forestale dello Stato e il Ministero dell’Agricoltura. Per inciso, da tecnico ambientale, mi sono espresso con i lsì a tutti e tre.
    Bene! Le centrali nucleari non le abbiamo, finora, avute. Gli altri due elementi abrogati hanno continuato a sopravvivere (il CdF anche con lo stesso nome).
    C’azzecca con il tuo quesito?

  25. Claudio Bovino scrive:

    Accipicchia Corrado, grazie, il tuo contributo “c’azzecca” eccome!!!

    Effettivamente, mi sembra che ad aver bisogno di una riflessione più approfondita sia proprio lo strumento referendario (anche alla luce del recente referendum sulla legge elettorale).
    Bisognerebbe verificare nei fatti - come hai fatto tu stesso per i casi da te citati - se la scelta di abrogare una norma, un ente o un istituto sia stata davvero rispettata.

    Per non parlare, poi, dell’effettiva valenza e importanza del referendum e dell’uso che se ne è fatto negli ultimi anni (un’interessante punto vista è quello espresso in un’intervista da Stefano Rodotà nell’ambito de “Il Grillo”, il programma televisivo di scienze umane di RaiEductional in collaborazione con gli studenti delle scuole medie superiori, in una puntata risalente al 2000: http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=622).

    Ok, allora, grazie di nuovo Corrado, inseriamo nella discussione anche questa preziosissima considerazione.

  26. Davide Di Felice scrive:

    E’ proprio di oggi: DIRETTIVA 2009/71/EURATOM DEL CONSIGLIO del 25 giugno 2009 che istituisce un quadro comunitario per la sicurezza nucleare degli impianti nucleari (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:172:0018:0022:IT:PDF).
    Le “questioni” enunciate nei considerando mi sembrano di interesse.
    Scadenza nel tempo dei risultati di un quesito referendario?
    Non so … i referendum sull’aborto e sul divorzio sono anche più “antichi”.
    Dobbiamo pensare di rimettere in discussione anche queste tematiche?
    Parimenti, a distanza di anni potrebbero essersi sviluppate posizioni giuridiche/politiche differenti.
    Grazie.
    Davide Di Felice

  27. Corrado Tumaini scrive:

    Scadenza nel tempo dei risultati refedendari? Da consumarsi preferibilmente entro…? È possibile e può essere auspicabile.
    Si tratta di decidere quanto lungo è il tempo da mettere nell\’analisi, cioè quale è scala temporale applicare: cronaca o storia.
    Poi c\’è l\’aspetto, per me fondamentale, di inquadrare l\’argomento nelle tre categorie principali: necessità, diritti, valori. Divorzio e aborto, che cita Di Felice, non si sottraggono a questa verifica: mentre per il divorzio nessuno dalla data del referendum ha seriamente riproposto la sua abrogazione per cui si può affermare che, sul medio termine,lo strumento è ritenuto ancora da un largo substrato un diritto se non addirittura una necessità, per l\’aborto si innescano subito i distinguo, da cui posso desumere che la \"difesa della vita\" sia un valore, e come tale condivisibile o meno. Delle tre categorie citate, i \"valori\" sono quelli più volubili nel tempo. Le necessità sono invece praticamente fisse: nutrirsi e bere sono necessità. I diritti subiscono un\’evoluzione nel tempo, vanno verificati sui tempi lunghi: talvolta sono \"valori\" che si consolidano nel tempo.
    E per le centrali nucleari di stampo attuale, l\"accettazione del rischio\" in cambio di energia è una necessità, un diritto o un \"valore\"?

  28. CMax scrive:

    Premetto che per questione di tempo non ho letto con attenzione lo svilupparsi di questa discussione. Solo oggi vengo a conoscenza del blog, accedo e trovo per primo questo “argomento” che mi sembra subito interessante. Alla domanda “Ma gli italiani non avevano detto NO al nucleare ?” Bisogna per forza rispondere SI, è la storia che ci consegna questa risposta… Ma le domande fatte agli italiani in questi decenni sono state tante e le risposte “valide” più di una, tutte comunque con un filo conduttore comune, sono state tutte disattese sia i SI che i NO e piegate di vola in volta a seconda delle necessità in FORSE, MAGARI, MA ANCHE, VEDREMO, ASPETTATE ecc ecc. Nessun referendum ha visto una effettiva applicazione del suo responso, nessun responso è stato legittimamente sovvertito solo dopo una altro risultato referendario. Il tema del ritorno al nucleare è effettivamente molto importante e soprattutto mi pare di poter dire che è, sia per i favorevoli che per i contrari, un aspetto fondamentale per quello che si può definire come una parte decisiva nella strategia che un Paese si da quale visione del proprio futuro a medio e lungo termine. Ora, visto che non ho strumenti tecnici per argomentare su cosa è meglio fare in relazione a scelte di questo genere, mi resta solo una piccola considerazione per chiudere le due righe che ho voluto scrivere che è la seguente : Ma veramente possiamo convincerci che le “risposte” degli italiani contino qualcosa, crediamo veramente di far parte di una società capace di avere una visione che vada al di la della gestione dell’emergenza quotidiana ? Questo per dire che NON credo che ancorché gli italiani abbiano , a suo tempo, detto SI , questa risposta abbia oggi la sufficiente legittimazione per essere vincolante per chi è chiamato a decidere oggi. Credo sia molto più probabile uno scenario di riconversioni di centrali esistenti dalla fonte A alla fonte B non per motivi strategici ma per “convenienze contrattuali” (le solite!). Quindi per concludere direi che per me è più interessante come tema di riflessione l’argomentare sul “referendum” come cartina al tornasole della delegittimazione della volontà popolare …. ma forse non è il tema centrale che volete trattare.Grazie comunque è la prima volta che scrivo un pensiero in un blog….mi riprometto di dedicare qualche spazio di tempo in più per il futuro

  29. CLAUDIO BRIGUGLIO scrive:

    Ciao Claudio,

    dico quattro cose che devono far riflettere.

    il nucleare non fa bene, ma manco la CO2.
    I danni provocati dall’emissione di CO2 sempre maggiori nell’atmosfera sono di un’entità superiore a quella del nucleare (e chi lo dice? il discorso si dilungherebbe a dismisura per il blog).

    Investire nel nucleare oggi significa anche andare avanti per il nucleare di domani (quello a fusione). E di ieri al G8 la rinuncia di Cina e India di non aderire all’accordo di ridurre del 50% le emissioni di CO2 entro il 2050. E quà si capisce la volontà di cambiare dei Paesi.

    Un blackout di 3 giorni per capire. Quello del 2003 è durato poco.

    Martedì monto i fotovoltaici a casa mia. Un grazie anche alla provincia di Milano e alla Banca di Carugate si sorbiranno interamente gli interessi.

    Meditate Meditate.

    CLAUDIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

  30. Fausto Pasini scrive:

    Ciao Claudio,
    vorrei entrare anche io nella discussione, seppur da perfetto ignorante in materia. La mia modesta opinione è la seguente: al di là della considerazione da parte dei governi nei confronti della volontà popolare espressa con lo strumento referendario (che oramai abbiamo appurato inesistente, e questo è molto grave in una democrazia), non credo che stiamo andando nella direzione giusta con il nucleare. Oggi abbiamo il problema dell’inquinamento da gas serra, domani avremo il problema dell’inquinamento da scorie e il pericolo di incidenti nucleari derivanti da possibili malfunzionamenti, mancati controlli, obsolescenza degli impianti, con conseguente dispendio di enormi fondi per ristrutturazioni e messe in sicurezza.
    Ragion per cui ritengo che la migliore soluzione è di investire nella tecnologia e nella ricerca di fonti energetiche rinnovabili, al fine di renderle accessibili e all’altezza di risolvere il problema energetico.

  31. stefano Minardi scrive:

    Lasciando gli aspetti tecnologici a chi li domina, rifletto sul modo un po’ bizzarro di pianificare la produzione energetica italiana. Dal ministro Scajola sappiamo che entro il 2019, giorno più giorno meno, avremo la nostra bella centrale nucleare. Costerà svariate miliardi di euro a fronte di una copertura del fabbisogno abbastanza risibile (ho letto circa il 4% del totale). Allora mi chiedo quanto ideologia e politica ci sia dietro una scelta del genere che dovrebbe essere supportata da analisi costi benefici “trasparenti”. Fra 10 anni ci ritroveremo con una centrale vecchia e tanti soldi in meno, non per le imprese che vinceranno l’appalto…..

  32. Giancarlo scrive:

    Ciao Claudio!
    come ci avevi “predetto” nel post, il “DDL Sviluppo” è divenuto legge e le disposizioni in tema di energia nucleare dovrebbero già essere in vigore da qualche giorno.
    Quali sono le norme più interessanti, con riferimento alla nostra discussione?
    Grazie

  33. Paolo Colombo - esperto sicurezza informatica scrive:

    Ciao Claudio, mi era sembrato molto interessante lo spunto relativo all’efficacia del referendum, in particolare della sua valenza corso del tempo, e mi farebbe piacere se tu o qualcuno degli altri “visitatori” del blog riusciste ad approfondirlo.

  34. Claudio Bovino scrive:

    La legge che sancisce la rentrèe dell’Italia sulle scene della produzione nucleare mondiale è la n. 99 del 23 luglio 2009 (G.U. n. 176 del 31 luglio - S.O. n. 136).

    Mi riprometto di approfondire tra qualche giorno le norme più interessanti del provvedimento, come sollecitato da Giancarlo.

    Idem, per quanto riguarda la questione dell’efficacia del referendum, ci tornerò sicuramente, in riferimento alla quale, per ora, cito testualmente Paolo Barile, preso a volo dalla libreria (P. Barile, Istituzioni di diritto pubblico, 1991, pag. 501):

    “Nella gerarchia delle fonti il referendum ha un’efficacia - abrogativa - pari a quella della legge formale: il che permetterebbe al parlamento di approvare nuovamente la legge abrogata dal corpo elettorale anche subito tale abrogazione. E’ logico però che ciò non possa avvenire per ragioni di correttezza; avverrà piuttosto e più facilmente lo scioglimento anticipato del parlamento da parte del Presidente della Repubblica, che in casi estremi potrà eventualmente constatare come il parlamento non rispecchi più l’orientamento del corpo elettorale”.

    Rimanendo in attesa di vs ulteriori commenti, ringrazio tutti coloro che sino ad ora hanno letto o partecipato attivamente alla discussione.

  35. Gianluca Biancaniello - dr. commercialista / revisore contabile scrive:

    La “neonata” legge 99/2009 ha già dei fieri avversari!
    Pare, infatti, che numerose Regioni abbiano scelto di ricorrere alla Corte Costituzionale perchè la ritengono lesiva dei poteri regionali in tema di governo del territorio e per violazione del principio di leale collaborazione istituzionale:

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=384509
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/nucleare-il-ricorso-di-quattro-regioni/2110328
    http://www.libero-news.it/adnkronos/view/188613

    In altre parole, sostengono che la politica energetica è materia concorrente, e pertanto deve essere concordata con loro e non decisa unilateralmente dallo Stato.

  36. Claudio Bovino scrive:

    Grazie della segnalazione, Gianluca!

    In effetti, le Regioni che hanno depositato i loro ricorsi alla Corte Costituzionale contro la “Legge sviluppo” sono già 6 (Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Calabria), e a queste dovrebbero aggiungersi anche il Lazio le Marche.

    La legge n. 99/2009, a parere delle Regioni ricorrenti, violerebbe il quadro delle competenze disegnato dal Titolo V della Costituzione.

    Mi sa che le tematiche “atomiche” diverranno uno degli argomenti caldi della campagna elettorale per le regionali del 2010.

    … e per noi, si aggiungono sempre più argomenti da discutere insieme, e non mi resta che rimettermi al lavoro per “riordinare” la scaletta degli argomenti da trattare!

  37. Giancarlo scrive:

    Claudio,
    potresti indicare più chiaramente le norme che le Regioni in questione ritengono incostituzionali?

    Il “sospetto” di illegittimità ha anche dei riguardi con la questione del referendum del 1987, per caso?

  38. Claudio Bovino scrive:

    Le questioni di legittimità sollevate non hanno a che fare con il referendum del 1987 ma sono relative all’ipotesi che l’art. 25 (con cui viene conferita la delega al Governo in tema nucleare)
    della legge n. 99/2009 abbia potuto violare la costituzione.

    Più in particolare:

    - l’art. 25 comma 2, lett. g) prevede che la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita e tutte le opere connesse siano considerati “attività di preminente interesse statale” e, come tali, soggette ad autorizzazione unica rilasciata su istanza del soggetto richiedente e previa intesa con la sola Conferenza unificata, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;

    - l’art. 25, comma 2, lett. h) stabilisce che tale autorizzazione unica debba essere rilasciata previo “procedimento unico” al quale partecipino le amministrazioni interessate;

    - l’art. 25 comma 2, lett. f) prevede la determinazione - ad opera dei decreti legislativi delegati - delle “modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione”.

    Ulteriormente, l’art. 26, comma 1, stabilisce che spetta al CIPE procedere, previo parere della Conferenza Unificata, ma solo ed esclusivamente per quel che riguarda la definizione delle tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare.

    Da tali disposizioni sembra di poter evincere che, al termine del procedimento unico, Regioni ed enti locali dovranno rilasciare i loro pareri ma nel caso di disaccordo sulla localizzazione scelta per gli impianti, il Governo potrà sostituirli nella decisione.

    E’ proprio tale potere sostitutivo che viene criticato da Regioni e associazioni ambientaliste, le quali avevano sollecitato i ricorsi alla Consulta:
    - http://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=21633&content=1

  39. Paolo Colombo - esperto sicurezza informatica scrive:

    Ciao a tutti,
    volevo innanzitutto segnalare alcuni siti in cui si possono trovare informazioni sul referendum del 1987:

    - “Il referendum abrogativo sul “nucleare” del 8-9 novembre 1987: http://www.zonanucleare.com/questione_scorie_italia/referendum_nucleare_1987.htm

    - “L’esercito davanti alle centrali nucleari.
    Il governo conferma la linea ‘autoritaria’” (qui si parla di un sondaggio condotto dalla Lorien Consulting da cui emerge che il 60% degli italiani sarebbe contrario al nucleare): http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=11075&contenuto=Notizia

    - Lunedi’ 2 Marzo 2009 “Referendum sul nucleare una decisione scaduta” di Sergio Romano (molto interessante) : http://www.corriere.it/romano/09-03-02/01.spm

    Tra i tre, mi è sembrato molto interessante l’articolo di Sergio Romano che afferma che “Non c’è peggiore dibattito di quello che muove da premesse sbagliate e costruisce su di esse il castello delle sue argomentazioni. Con il referendum del 1987 gli italiani non poterono dire no al nucleare. Non era quella, infatti, la domanda che trovarono sulla loro scheda”.
    Sino a questo punto, il suo discorso ricalca l’impostazione del tuo post, poi prende decisamente posizione a favore del nucleare, esponendo le sue ragioni.

    Nel chiudere il suo pezzo, afferma “Sino a quando dovremmo continuare a rispettare le ambigue decisioni del 1987? Se gli oppositori del nucleare lo vorranno potranno sempre, in futuro, proporre altri referendum. Ma non possono trincerarsi dietro quello di 22 anni fa”.

    Romano non offre, però, motivi più “giuridici” a sostegno della sua tesi.

    Infine, consentitemi di segnalare anche uno degli interventi della simpatica Luciana Litizzetto, al programma “Che tempo che fa” (RaiTre), condotto da Fabio Fazio (sperando che questa mia ultima segnalazione sia accolta con “benevolenza, solo come un “siparietto” per sorridere un po’ e smorzare la tensione che suscitano temi come quello in oggetto).
    Dunque, alla fine della puntata del 2 marzo 2009 - all’indomani dell’annuncio dell’accordo Italia-Francia sul nucleare, citato da Claudio nel post - la Litizzetto fa uno dei suoi monologhi (con Fazio come spalla) in cui si pone una delle domande emerse in questa nostra discussione, dando una risposta delle sue. Il pezzo, col titolo “Luciana Littizzetto : sono scaduti i referendum?” è visibile su Youtube a questo indirizzo: http://www.youtube.com/watch?v=R2fwJ8BcMao
    a presto

  40. Claudio Bovino scrive:

    Torniamo in modo più puntuale sulla questione della validità temporale del referendum abrogativo.

    Le norme che regolano il referendum sono il risultato del concorso di più fonti:

    - la disciplina costituzionale di cui all’art. 75 Cost.;
    - la normativa ordinaria contenuta nella legge costituzionale n. 352/1970;
    - le sentenze della Corte Costituzionale.

    Tralasciando per ora la disciplina dettata dall’art. 75 Cost., rivolgiamo la ns attenzione alla sentenza della Corte Costituzionale del 22 ottobre 1990, n. 468 (relativa alla responsabilità civile del magistrato, all’abrogazione di una serie di articoli del codice penale a questa relativi, e ad alcuni articoli della legge n. 117/1988, cd. “legge Vassalli”, che confliggevano con gli esiti del referendum abrogativo).

    Dalla sentenza n. 468/1990 si evince il principio per cui il legislatore non può emanare una normativa abrogata da un referendum abrogativo, ma può (solo) correggere, modificare ed integrare la disciplina residua, nei limiti di ripristino formale e sostanziale della disciplina abrogata.

    Il principio è richiamato anche da Gaetano Azzariti (http://www.luiss.it/semcost/europa/referendum/index.html), con riferimento, in verità al referendum elettorale, ad un convegno del 1999:

    - “Azzariti, torna sulla questione, già inizialmente richiamata, dei limiti imposti al legislatore da una pronuncia popolare (ovvero conseguenti alla richiesta di referendum). Azzariti ritiene che, sulla scorta della giurisprudenza costituzionale, possano individuarsi limiti giuridici, ma solo di carattere negativo: così il divieto di ripristino della normativa abrogata da parte del legislatore (cfr. sent. 468/1990), lasciando qui impregiudicato l’ulteriore profilo del tempo di validità di detto divieto; un ulteriore limite sempre di carattere negativo può indicarsi nel principio stabilito dalla Corte costituzionale (cfr. sent. 68/1978) del trasferimento del quesito effettuato dall’Ufficio centrale sulle nuove disposizioni adottate dal Parlamento ove queste riproducano i principi ispiratori della normativa sottoposta a richiesta abrogativa. Sono da escludersi, invece, obblighi giuridici di carattere positivo”.

    Si rileva, inoltre, che, nella sentenza n. 468/1990, la Consulta afferma che il referendum (abrogativo) ha una sua peculiare natura “quale atto - fonte dell’ordinamento”.
    Infatti, “A differenza del legislatore che può correggere o addirittura disvolere quanto ha in precedenza statuito, il referendum manifesta una volontà definitiva e irripetibile”.
    E ancora: “sono prerogative del legislatore, che riforma o innova, la scelta e la statuizione delle norme regolatrici dei rapporti non esauriti o definitivamente decisi sotto l’impero della disposizione abrogata”.

    Passiamo ora alla LEGGE 25 maggio 1970, n. 352, Norme sui referendum previsti dalla Costituzione e sulla iniziativa legislativa del popolo (G.U. 15 giugno 1970, n. 147).

    Al TITOLO II (Referendum previsto dall’articolo 75 della Costituzione), l’art. 37 recita testualmente così:

    - “Qualora il risultato del referendum sia favorevole all’abrogazione di una legge, o di un atto avente forza di legge, o di singole disposizioni di essi, il Presidente della Repubblica, con proprio decreto, dichiara l’avvenuta abrogazione della legge, o dell’atto avente forza di legge, o delle disposizioni suddette.
    [omissis]

    Il successivo art. 38:
    - “Nel caso che il risultato del referendum sia contrario all’abrogazione di una legge, o di un atto avente forza di legge, o di singole disposizioni di essi, ne è data notizia e non può proporsi richiesta di referendum per l’abrogazione della medesima legge, o atto avente forza di legge, o delle disposizioni suddette, fermo il disposto dell’articolo 31, prima che siano trascorsi cinque anni”.

    Qualcuno legge in maniera “analogica” tale ultima disposizione, invocandone l’applicazione anche per il caso in cui il referendum passasse, e cioè, in caso di vittoria del “Sì” e consequenziale abrogazione della norma in questione, il Parlamento non potrebbe riproporne il contenuto prima dei 5 anni.

    Mi fermo qui, per ora, e attendo vostri feedback.

  41. Giancarlo scrive:

    …apro una piccola parentesi nella discussione per riportare una “notizia di attualità” sul nucleare:

    http://www.ansa.it/ambiente/notizie/fdg/200910271717359422/200910271717359422.html

    NUCLEARE: ENEA; PRUDENZA, CONCILIARE INDUSTRIE E SICUREZZA

    (ANSA) - ROMA - “Prudenza estrema” e agganciare “i bisogni industriali e quelli dell’Agenzia della sicurezza” con “i tempi giusti della ricerca”. Così il commissario straordinario dell’Enea, Giovanni Lelli, parla del ritorno al nucleare in audizione in commissione Ambiente al Senato. “La scelta fatta dal Paese - dice Lelli - e’ quella dei reattori di terza generazione che sono perfettamente funzionanti e sicuri e di cui ne sono in costruzione 12 francesi nel mondo”. Sul versante ricerca, il commissario straordinario, pensa che questa debba andare insieme e con “i tempi giusti” con le industrie, guardando alla “ricerca dei reattori del futuro”. Nell’ampliamento del ruolo dell’Enea, osserva Lelli, che punta più allo sviluppo, all’innovazione e alla tecnologia, ovvero allo sviluppo economico sostenibile e alla sicurezza, “il nucleare occupa un ruolo centrale” insieme con le fonti energetiche e l’efficienza energetica, seguendo “il Piano nazionale”.
    ANSA 27/10/2009 17:17

    ….”La scelta fatta dal Paese”….?

  42. Corrado Tumaini scrive:

    Proviamo a riprendere da qui:

    (….) NUCLEARE – L’8 novembre 1987 si vota per cinque referendum, tre dei quali sul nucleare (Cernobyl è del 1986). Gli altri due su responsabilità civile dei giudici e commissione inquirente. Per la prima volta vincono i “sì”, in tutti e 5 i casi. Come nota Panorama, fin qui la curva dell’affluenza ai referendum è in costante discesa (dall’88% del 1974 al 67% del questa consultazione del 1987), ma rimane pur sempre superiore al fatidico 50%. Tuttavia, per la prima volta, l’esito referendario viene sovvertito da un successivo voto parlamentare. Nel 1988, per esempio, il Parlamento approva una legge che di fatto introduce la completa irresponsabilità civile e personale del magistrato trasferendola allo Stato (….)
    http://www.blogstoria.it/2009/06/23/la-storia-dei-referendum-abrogativi-in-italia/

    (…) Cari lettori,
    Non c’è peggiore dibattito di quello che muove da premesse sbagliate e costruisce su di esse il castello delle sue argomentazioni. Con il referendum del 1987 gli italiani non poterono dire no al nucleare. Non era quella, infatti, la domanda che trovarono sulla loro scheda. I quesiti erano tre. Volevano abrogare la legge che attribuiva al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) il potere di determinare le aree dove insediare le centrali elettronucleari, nel caso non lo facessero le Regioni? Volevano abrogare la legge che autorizzava l’Enel a versare contributi a Regioni e Comuni in proporzione all’energia prodotta sul loro territorio con centrali nucleari o a carbone? Volevano abrogare la legge che consentiva all’Enel di «promuovere la costruzione» di impianti elettronucleari «con società o enti stranieri» o anche «assumere partecipazioni che abbiano come oggetto la realizzazione e l’esercizio di impianti elettronucleari» all’estero? (….)

    http://altrimondi.gazzetta.it/2009/03/referendum-sul-nucleare-una-de.html

  43. Paolo Colombo - esperto sicurezza informatica scrive:

    Ok, Corrado, riprendiamo il discorso sul referendum e sulla sua validità anche tenendo conto gli articoli indicati, … in particolare il secondo è quello che avevo già citato anche io, quello di Sergio Romano, originariamente pubblicato sul Corriere della sera (Lunedi’ 2 Marzo 2009 “Referendum sul nucleare una decisione scaduta”: http://www.corriere.it/romano/09-03-02/01.spm).

    Mi sembrava anche molto proficua la lettura diretta delle norme e gli accenni alla dottrina fatti da Claudio.

  44. Corrado Tumaini scrive:

    @ Paolo: ho rimarcato l’articolo di Romano gia da te citato proprio per l’autorevolezza che assume il testo, arrivando da una voce “non sguaiata” dal campo filo-nucleare .

    Non mi trovo d’accordo in toto con l’autore, sarà perché l’articolo ha poco respiro in quanto è in formato “commento” e soffre della stringatezza di spazio (cosa che nei miei commenti invece non uso quasi mai,…vedi anche questo), sarà perché, visto il suo curriculum, dall’autore mi sarei aspettato comunque un’argomentazione più “sottile”.

    Per esempio, non ritengo che “… L’8 novembre 1987 fu il giorno in cui un’alleanza tra la demagogia e la paura mise in ginocchio contemporaneamente l’economia, la scienza e la politica del Paese.”
    Linguaggio giornalistico in auge a parte (NdR: e dagli con le ginocchia!), non mi sembra che oggi nel resto del mondo occidentale (e occidentalizzato), dove sono state fatte scelte strategiche differenti se non opposte, ecomonia, scienza e politica stiano meglio….

    L’articolo però va a tirar fuori i punti essenziali della questione ed è anche un “riassunto” dei commenti sinora giunti al post di Claudio:
    - limitatezza dello strumento “referendum”,
    - possibilità al legislatore di modificare la norma “aggirando” il risultato della consultazione,
    - peso dei condizionamenti “ideologici” sulla scelta popolare (emotività, dis-informazione, etc.),
    - mutamenti nel tempo degli orientamenti nella popolazione in funzione delle mutate condizioni socioli,politiche ed economiche a scala locale e globale,
    - condizionamento delle lobbies sulle scelte dei politici,
    - evoluzione della percezione soggettiva ed accettazione del rischio,
    - verifica del rischio sul medio-lungo periodo in relazione alle innovazione tecnologiche.

  45. Corrado Tumaini scrive:

    Ma gli italiani…. avevano detto no al nucleare?

    Fu solo, o comunque fu prevalente, l’emotività e la paura?
    Se così fosse, il risultato della consultazione sarebbe effimero come effimera è un’emozione. Un bel punto di debolezza per la posizione anti-nucleare.

    Fu presa di coscienza del rischio sanitario e ambientale (non sopportabile) derivante dal tipo di tecnologia? Su quali basi di analisi e valutazione?

    Fu la constatazione che al programma “nucleare” nazionale partecipavano scienziati, progettisti, politici, esecutori, gestori sulle affidabilità competenza e rettitudine dei quali vi erano fondati dubbi e legittime perplessità? L’operazione “Mani pulite” era alle porte.

    E ora, a 22 anni di distanza, la ventilata “reintroduzione” del nucleare trova condizioni mutate rispetto ad allora nel campo scientifico, economico, politico, sociale? Se sì, quali?
    (la risposta vale per qualunque altro indirizzo strategico in campo energetico, comprese le “energie alternative”)

    Escludendo i due referendum che entravano direttamente nella sfera individuale delle coscienze (divorzio e aborto), sui quali nessuno (almeno per ora!) ha più tentato uno stravolgimento o una rimessa in discussione, tutti i risultati delle altre consultazioni sono stati aggirati con modifiche ad hoc della norma in questione, ad esclusione, appunto, del risultato sul “nucleare”. Dall’87 tutto il programma energetico connesso con l’uso di reattori nucleari sul suolo nazionale e con partecipazioni extra-nazionali fu abbandonato. Gli impianti in costruzione vennero “riconvertiti”. Fu solo uso (corretto) della precauzione da parte dei politici?

  46. Giancarlo scrive:

    Segnalo, dal sito dei Radicali, una interessante scheda cronologica di tutti i principali avvenimenti che hanno interessato i referendum, dal 1970 all’ottobre 1992 (tratta da Anna Chimenti, “Storia dei referendum”, Dal divorzio alla riforma elettorale, Sagittari Laterza, 1993):

    Archivio Partito radicale
    Chimenti Anna - 1 gennaio 1993
    LA LUNGA MARCIA DEI REFERENDUM: CRONOLOGIA
    http://radicali.radicalparty.org/search_view.php?id=53834&lang=&cms=

  47. Claudio Bovino scrive:

    Le questioni delineate con precisione dagli ultimi interventi (Giancarlo, Paolo ed in particolare, Corrado) sottolineano ancora una volta la complessità e la pluralità di elementi che devono essere considerati per poter rispondere ai quesiti sollevati da questo “post-atomico”.

    Prima di intervenire anche io nuovamente “nel merito”, volevo però segnalare l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri n. 82 del 10 febbraio 2010 dei criteri per la localizzazione e la realizzazione delle future centrali nucleari.
    Proverò a dedicare un futuro post di commento al provvedimento, mentre qui continueremo a parlare più strettamente della “validità temporale” del referendum del 1987, e più in generale, dei referendum.

  48. Paolo Colombo - esperto sicurezza informatica scrive:

    NUOVO REFERENDUM SUL NUCLEARE!

    …se ne parlava da un po’ ma è di alcuni giorni fa la notizia che l’Italia dei Valori intende promuovere, autonomamente, dei referendum sul nucleare e sulla privatizzazione dell’acqua.

    Peraltro, come tu stesso hai già segnalato nell’altro tuo post http://claudiobovino.postilla.it/2009/11/27/ma-lacqua-e-stata-privatizzata-si-o-no/ sono stati già depositati in Cassazione i quesiti relativi all’acqua da parte del Forum italiano dei movimenti per l’acqua [ http://www.acquabenecomune.org/ ] insieme ad altre associazioni, che spererebbe in un cammino condiviso con IdV per la raccolta firme e per il sostegno a tali referendum.

    Il referendum sul nucleare dovrebbe avere ad oggetto la recente legge “atomica”.

  49. Claudio Bovino scrive:

    aggiungo anche io un aggiornamento sul nucleare e poi una considerazione sull’argomento centrale del post:

    1) come reso noto nei giorni scorsi, vine confermata l’intenzione di dare avvio ai lavori della prima (nuova) centrale nucleare tra tre anni: lo ha detto il premier Berlusconi in occasione dell’incontro con Vladimir Putin in cui si è parlato anche di nucleare.

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/26/news/berlusconi-putin-3629213/

    http://www.corriere.it/esteri/10_aprile_26/putin-berlusconi-incontro-nucleare_d26240c2-5113-11df-884e-00144f02aabe.shtml

    Ci sarà tra l’altro un programma congiunto Italia-Russia (”Ignitor”): “Un progetto che potrà cambiare gli scenari della produzione di energia per le generazioni future e aprire una nuova frontiera dell’energia nucleare”
    Berlusconi ha aggiunto che prima di individuare un luogo in cui realizzare una centrale nucleare “bisogna che cambi l’opinione pubblica italiana, dobbiamo fare una vasta opera di convincimento, guardando alla situazione francese”.

    Qualche giorno fa era stato dichiarato che tal fine verrà realizzata una campagna informativa (”di convincimento”) ad hoc utilizzando i mezzi di informazione…

    2) sulla questione della validità temporale del referendum, provando a rispondere ad almeno qualcuno dei profili rilevati sino ad ora (in particolare da Corrado): come direbbe Montalbano “mi sono fatto persuaso” che - al di là delle mie opinioni personali - se da un lato appare sussistere una sorta di divieto di ripristino della normativa abrogata da parte del legislatore (cfr. sent. 468/1990), ciò sembra valere solo nell’ambito della stessa legislatura e al massimo per i successivi 5 anni (in base alla lettura da noi proposta degli artt. 37 e 38 della LEGGE 25 maggio 1970, n. 352).
    Il principio da rispettare mi sembrerebbe lo stesso, che in generale, citava Barile (nel passo che sopra ho richiamato) e cioè che non sembrerebbe “corretto” che il parlamento possa approvare nuovamente la legge abrogata dal corpo elettorale anche subito tale abrogazione (in tale eventualità sarebbe opportuno uno scioglimento anticipato del parlamento da parte del Presidente della Repubblica) perchè questo non rispecchierà più l’orientamento del corpo elettorale.

    Ma se, allora,
    - il tempo trascorso dall’esito referendario dell’87 è ben più lungo di cinque anni e
    - l’attuale maggioranza ha chiaramente inserito (se lo ha fatto) nel suo programma l’intenzione di “rientrare nel nucleare”,…
    allora, in teoria, il corpo elettorale dovrebbe aver dato mandato agli eletti in tal senso e, quindi, la serie di leggi all’uopo emanate dovrebbero essere reputate legittime.

    Questa potrebbe essere una prima risposta “definitiva” alla questione.
    Che ne dite?

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